Ven. Set 11th, 2026

INGRATITUDINE

DI

GIUSEPPE ALESI

Sei un ingrato! Con tutto quello che faccio per te!

Leggo da anni, sempre con molto piacere, gli scritti di Duccio Demetrio, fondatore, nella splendida Anghiari, della libera università dell’autobiografia e dell’accademia del silenzio.

Già docente di filosofia dell’educazione all’università Milano Bicocca, il Professore si interessa da tempo dei sentimenti e delle emozioni, delle “pieghe oscure di esperienze emotive”.

Lo fa con penna dotta e raffinata e con uno stile incalzante, ripetitivo, a tratti impervio, che ti travolge come un’ onda e ti affascina come un giallo che soltanto alla fine svela il nascosto segreto.

Fa parte delle buone letture, anche l’ultimo suo lavoro “Ingratitudine” edito da R. Cortina Editore* è in linea con la sua passione e non tradisce le aspettative del lettore.

“L’ingratitudine e la riconoscenza sono tratti salienti degli intricati rapporti umani. L’una è prova di arroganza e disprezzo, l’altra di amicizia indissolubile. Se l’ingratitudine evoca i motivi del tradimento, la riconoscenza sancisce la benevolenza verso chi ci ha aiutato, spesso senza chiedere nulla in cambio.

Oggi il dissolversi delle buone maniere evidenzia il logoramento delle più elementari consuetudini relazionali.

Si è ingrati senza più accorgersene, si è riconoscenti quanto basta per ottenere favori, all’insegna dei più impliciti rapporti di scambio.”

“Mortifica e sminuisce l’aiuto prestato a chi si rivolse a noi; a chi ci cercò, incontrammo per caso. Perché gli dessimo una mano e gli offrissimo cuore, amore, consigli. Talora c’è chi si congedò senza ringraziare, in frettoloso commiato; in seguito ricambiando il bene ricevuto con una imprevista e inspiegabile inimicizia. Dimostrandoci, se ancora l’ignoravamo, che breve è la memoria della riconoscenza, o del tutto assente.”

L’ingratitudine, la gratitudine e la riconoscenza vengono, dall’autore, indagati a fondo, dai rapporti relazionali quotidiani, a quelli di amicizia, agli amori, duraturi o momentanei e riproposti alla riflessione del lettore.

Con lo scopo di penetrare in luoghi vietati, di aprire qualche porta chiusa, che ciascuno di noi ha dentro di sé su questi argomenti, la cui chiave ovviamente non fosse stata gettata via, ma fosse rimasta nella toppa soltanto un po’ arrugginita e, pur se con qualche fatica, l’accesso poi possa assicurare un conoscersi meglio.

E’ un fatto, l’ingratitudine ci ferisce e umilia, è tipica di chi non ha memoria e pensa soltanto ai propri interessi, è un grande vizio come veniva stimata in Cuore di De Amicis e in Pinocchio di Collodi.

Ma già Seneca, molto prima di loro, l’aveva bollata come tale:

” Essere ingrati è cosa da evitare di per se, perché niente come questo vizio divide e distrugge la concordia tra gli uomini”

E Marco Aurelio nei Ricordi: “…il beneficiare è azione secondo natura. Non essere mai sazio di beneficiare”. E successivamente, sempre nei Ricordi, invita anche ad evitare che il bene fatto si venga a sapere e di attendersi di essere ricambiati.

Centrali sono, nell’uno e nell’altro caso, l’educazione, l’esempio e l’esercizio.

Se chi ci fa da modello, in parole e fatti, ci ha educati ad essere molto diffidenti nei riguardi del prossimo, guardinghi, corrucciati, a farci gli affari propri, a cercare benefici e appoggi soltanto per accorciare percorsi di vita, sgomitare e fare lo sgambetto senza tanti scrupoli, ad essere sempre più furbi degli altri e se tali “virtù” le abbiamo esercitate per lungo tempo, sentendoci rimproverati, con decisione, per piccoli ripensamenti o cedimenti, saremo, un domani, indomiti egocentrici, egoisti ingrati, senza scrupoli e memoria.

Non ricorderemo chi ci ha aiutati, perché non sappiamo cosa sia fare benefici, non li riconosciamo, ritenendo che tutto ci sia dovuto.

E’ cosa ben diversa se da bambini, certe Virtù non ci sono state eventualmente soltanto predicate, ma le abbiamo viste mettere in pratica, le abbiamo viste incarnate da qualcuno.

Dobbiamo aver osservato operare con gratitudine gli adulti a noi vicini, coloro che, vera fortuna averli incontrati, ci rimproverarono per i nostri gesti avari e ben poco generosi e mai ci hanno apostrofato con:”Sei un ingrato! Con tutto quello che faccio per te!”.

Se ci siamo esercitati ad essere aperti e sorridenti verso il mondo e chi ci è intorno, le cose saranno molto diverse, sapremo essere altruisti, generosi e riconoscenti.

Ci sarà memoria e memoria grata, verso la vita, la fortuna di aver incontrato questo o quello, per i genitori e gli insegnanti avuti, per chi ci ha soccorso in un momento di bisogno.

Marco Aurelio nell’introduzione ai Ricordi fa un elenco lunghissimo di grati ringraziamenti diretti a: “chi lo educò alla rettitudine, alla modestia, a un carattere virile, responsabile e tenace. al rispetto verso gli Dei, alla libertà, a saper sopportare le fatiche e praticare la disponibilità ad accontentarsi del poco, a bastare a se stesso, a correggere e a vigilare sul suo carattere, a dimenticare ogni rancore e a riappacificarsi con chi gli avesse mostrato ostilità. Chi gli ha permesso di non mostrarsi servile senza per questo rifiutare i benefici, ma anzi sempre riconoscente. Al punto da mostrarsi ogni volta, dinanzi ad una mancanza, disponibile a perdonare, beneficiare, riconoscere il valore altrui.”

Questa è una buona intelligenza emotiva, etica (H.Gardner)*, che è stata educata a governare emozioni e sentimenti, seguendo saggi genitori e liberamente, un insegnamento filosofico, quello Stoico, nel caso di Seneca e Marco Aurelio.

Quindi una famiglia, una scuola e un Maestro, privato, che li hanno, concordi, istruiti ed educati a vivere la vita.

C’è nelle parole di Marco Aurelio sì gratitudine ma, ancor più riconoscenza che non è un semplice sinonimo, come sostiene Duccio Demetrio, ma un passo oltre. Essa è introspezione, intimo riconoscimento delle nostre manchevolezze e debolezze, delle ingratitudini subite e inferte, eleva il nostro grado di consapevolezza, la capacità di stare al mondo con gli altri. Ci riscatta dalla volgarità delle gratitudini fasulle e servili, ci invita a ringraziare ed accettare la vita in tutte le sue forme e manifestazioni, a riconoscersi nel mistero dell’esistere.

La scuola pubblica di oggi sa educare alla vita? E’ in grado di coniugare apprendimento e “saper stare al mondo”?

Appare compito arduo con adulti disorientati e smaniosi di diventare uomini di successo, più che uomini grati e di valore.

*Duccio Demetrio, Ingratitudine, Cortina Ed., 2017

*Howard Gardner, Cinque chiavi per il futuro, Feltrinelli, 2007

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