Ven. Set 11th, 2026

PENSIERINI ESTIVI

di

ALESI GIUSEPPE

Ridondante, ripetitivo il testo della Legge 107/2015 che si intitola: “Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti”.

La pretesa di abbracciare l’intero l’universo educativo, tanto le parole non costano nulla, già mal si concilia con il costante richiamo a che tutto vada realizzato: ”Nei limiti delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per lo stato

Infatti, dopo tali restrittive parole di premessa, nel comma 7 ben 17 lettere si susseguono indicando le priorità, gli ambiti educativi da potenziare e valorizzare, dalle competenze linguistiche, all’orientamento, passando dalla musica alla educazione motoria, alla prevenzione della dispersione scolastica ecc.

Una sorta di menu internazionale adatto più o meno a qualsiasi sistema scolastico, nel quale, pur se si tratta di organizzazione, si stenta a rintracciare una specificità culturale di fondo che realisticamente lo supporti e quantomeno lo colleghi meglio alle indicazioni nazionali, altro calderone di buoni universali propositi, stilato, comunque, decisamente con maggior cura.

Di rilievo quanto espresso sul D.D.L. da Attilio Oliva presidente dell’associazione Treellle, in un articolo apparso sul Sole 24 Ore del 10/7/2015 dal titolo “Tutte le verità taciute sulla nostra scuola”, a commento del tanto clamore e i tanti cortei organizzati contro il presunto tentativo di voler stravolgere con la legge sulla “Buona scuola” un modello di scuola che invece andava difeso a oltranza.

Forse si riteneva necessaria soltanto l’assunzione di centocinquantamila docenti precari?

Che la questione dei precari, inseriti in graduatorie vergognose e uniche in Europa, fosse finalmente da affrontare e risolvere l’ha imposto l’Europa, per noi sarebbe continuata a vivere, anche grazie alle sigle sindacali.

Che si dovesse però nel contempo mantenere ad ogni costo un sistema organizzativo di scuola sconclusionato, ibrido, in costante frizione tra una autonomia scolastica continuamente strombazzata, costituzionalmente protetta, e mai portata a conclusione e un’impalcatura diametralmente opposta sostanzialmente centralizzata, che ha le sue radici nella storica riforma del 1974 e la nascita degli organi collegiali, è cosa da folli.

Oliva non parla direttamente di tale ambiguità, cosa che per altro ha fatto in altre occasioni, elenca ben nove punti critici premettendo un laconico: “Lo sapevate che”.

Ne abbiamo scelti, per brevità, solamente tre.

“Lo sapevate che ormai da decenni il reclutamento degli insegnanti avviene per lo più grazie a sanatorie, senza alcuna attenzione né alla selezione di giovani laureati motivati né alla valutazione dei precari sulla base della loro prova sul campo? E che questo viene definito “tutela dei diritti acquisiti”, mentre la scuola dovrebbe tutelare i diritti degli studenti?

“Lo sapevate che la nostra è la scuola d’Europa con più abbandoni (circa il 20%) e dove le assenze degli studenti sono il doppio rispetto alla media? Sarà forse perché le attività che vi si svolgono non riescono a coinvolgerli?”

“Lo sapevate che nelle varie indagini Pisa dell’ Ocse, che riguardano circa sessanta paesi, le competenze dei quindicenni italiani sono sempre risultate sensibilmente al disotto della media?”

“Questa è la scuola che le proteste dei mesi scorsi hanno cercato di mantenere inalterata, a profitto ( forse) di chi ci lavora, ma non certo di chi ci studia e dovrebbe costruire qui il proprio futuro”.

L’articolo conclude con un apprezzamento, complessivo, al progetto governativo che comunque ha retto alle tante ideologiche critiche e con l’auspicio che il passo in avanti, che probabilmente incontrerà sul suo cammino ulteriori strumentali ostacoli, possa trovare una soddisfacente realizzazione e si traduca in vera maggiore autonomia delle istituzioni scolastiche, valorizzazione del personale con attività formativa obbligatoria e valutazione premiale per docenti e dirigenti.

Come non concordare con quanto esposto dal Presidente di Trellle, associazione di prestigio da anni punto di riferimento per chi della scuola ne vuole capire di più?

Si è concordi anche nell’ottimismo, le novità ci sono, la sollecitazione, personalmente a me cara, a costituire reti di scuole per programmare e gestire insieme risorse umane ed economiche, per creare una cultura territoriale che individui con gli enti locali bisogni ed interventi educativi e formativi ampi e mirati è sicuramente una buona strada.

L’organico funzionale, sulla cui funzionalità sussiste qualche perplessità, cinquecento euro annuali per la formazione ai docenti, la valorizzazione dei meriti professionali, sono innovazioni significative e di rilievo.

Per i Dirigenti Scolastici, evito commenti sulle recenti insane e infondate polemiche, e mi limito a dire che al di là dei “poteri straordinari”, credo sia veramente giunto il momento di riconoscerne il lavoro e i tanti rischi penali e civili cui sono esposti e non rintracciabili in nessun altro Dirigente dello stato.

Da tempo si cerca di dare un assetto nuovo, più idoneo ai tempi, più vivo, dinamico e flessibile al sistema-scuola e sempre e comunque c’è chi si è opposto con tenacia vedendo all’orizzonte, con l’autonomia, nel Dirigente scolastico che fa veramente il Dirigente, nella valutazione di meriti e risultati lo spettro dell’affossamento della scuola pubblica e forse è per questo che il testo di legge appare trasandato, ripetitivo, quasi sofferto, frutto di lotte e compromessi laceranti.

Eppure non è tanto la forma trasandata, il ripetitivo che colpisce nella legge in esame, che pure ha il suo peso visto che di scuola si parla, quel che conta; a ben guardare, fermo restando il merito del passo avanti verso una più riconosciuta e praticabile autonomia scolastica, è che manca nella riforma, un senso, una specificità, un filo conduttore che leghi intimamente e profondamente il tutto, gli spazi da valorizzare e potenziare con le finalità educative e formative e non soltanto un elenco nutrito di compiti, non ultimo quello delle pari opportunità che proprio stona e non poco in una scuola tutta al femminile e che di per sé non garantisce pari opportunità.

Si tratta di scuola, di quella istituzione che ha il compito di tutelare i diritti dei minori, il diritto all’istruzione e allo studio, di trasmettere alle nuove generazioni usi, costumi e credenze del popolo e della società di appartenenza, cioè la cultura di un popolo, in sostanza trattasi della Scuola Italiana e non di una scuola qualsiasi, con un menu internazionale.

Si legge nelle belle pagine delle indicazioni nazionali che si devono educare i giovani ad essere cittadini italiani, europei e del mondo, ma non vorrei che, saltando le tappe, finissimo con l’essere confusi “cittadini del mondo”, senza essere prima “cittadini italiani”.

E allora, dato che la scuola è l’espressione di una ben determinata società, tenuto conto che i nostri figli sono nati a Roma, a Milano, Firenze, a Santo Stefano di Sessanio, oppure a Caserta o a Palermo e non di certo a Miami, perché i documenti che affannosamente cercano di ammodernarla non si curano di evidenziare, se non raramente, che i giovani vanno educati a studiare, amare, curare e custodire il nostro bellissimo paese? Lo straordinario patrimonio culturale, artistico e paesaggistico unico al mondo, le nostre tradizioni e, perché no, le nostre radici cristiane e cattoliche?

Forse è il caso di rammentare prima a noi stessi che proprio la nostra millenaria cultura, che dovrebbe inorgoglire i giovani e noi adulti già unicamente per avere avuto la fortunata sorte di essere nati qua e non altrove, è italiana, mediterranea, e nel contempo è europea e mondiale.

Si dimentica o lo si fa sotto tono di sottolineare questa specificità, che è di gran lunga superiore alle non certo nostre svizzere attitudini, alle nostre casamoniche virtù, ai deliziosi Hot Dog americani, che dovrebbe essere invece l’anima e il senso del nostro sistema educativo e formativo.

Avremmo “una buona scuola” italiana e forse saremmo migliori!

Lascia un commento