Ven. Set 11th, 2026

Un contratto atteso da migliaia di dirigenti scolastici

Con la firma definitiva del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dell’Area Istruzione e Ricerca per il triennio 2022-2024 si conclude un percorso negoziale particolarmente complesso, seguito con attenzione dai dirigenti scolastici, dai dirigenti universitari, dagli enti pubblici di ricerca e dalle organizzazioni sindacali rappresentative.

Il rinnovo contrattuale arriva dopo il via libera del Consiglio dei Ministri e la conclusione dell’iter presso l’ARAN, ponendo fine a una lunga attesa che interessava l’intera dirigenza dell’Area Istruzione e Ricerca. Le dichiarazioni del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e dei principali sindacati confermano la rilevanza dell’accordo ma evidenziano, nello stesso tempo, le questioni che rimangono ancora aperte.

Ma questo contratto rappresenta davvero un punto di arrivo? Oppure costituisce soltanto una tappa di un percorso ancora incompiuto?

Per comprenderne il significato è necessario ripercorrere la storia della dirigenza scolastica italiana.

Dalla presidenza alla dirigenza: una trasformazione iniziata oltre venticinque anni fa

L’attuale figura del dirigente scolastico nasce con il processo di autonomia delle istituzioni scolastiche avviato alla fine degli anni Novanta.

Con il D.Lgs. 59/1998 e con il D.P.R. 275/1999 i presidi e i direttori didattici cessano di essere semplici funzionari amministrativi per assumere lo status di dirigenti dello Stato.

Nasce così una figura profondamente diversa.

Il dirigente scolastico diventa:

  • responsabile della gestione unitaria della scuola;
  • datore di lavoro ai fini della sicurezza;
  • rappresentante legale dell’istituzione scolastica;
  • responsabile delle risorse finanziarie;
  • garante della qualità del servizio scolastico;
  • promotore dell’innovazione didattica.

Negli anni successivi le competenze continueranno ad ampliarsi.

Basti ricordare:

  • digitalizzazione;
  • trasparenza amministrativa;
  • anticorruzione;
  • privacy;
  • sicurezza;
  • PNRR;
  • gestione dei fondi europei;
  • inclusione;
  • rapporti con gli enti locali;
  • gestione delle emergenze sanitarie.

La crescita delle responsabilità non è però sempre stata accompagnata da un analogo riconoscimento economico.

Una storia contrattuale segnata da ritardi e disparità

La vicenda contrattuale dei dirigenti scolastici è stata caratterizzata da una successione di rinnovi spesso tardivi.

Dopo la nascita dell’Area V della dirigenza scolastica si sono susseguiti numerosi rinnovi, ma il lungo blocco della contrattazione pubblica disposto dopo la crisi economica del 2010 ha prodotto effetti che ancora oggi condizionano il trattamento economico della categoria.

Successivamente la dirigenza scolastica è confluita nell’Area Istruzione e Ricerca insieme ai dirigenti universitari e della ricerca.

Il contratto 2016-2018 ha rappresentato un importante momento di riordino.

Il contratto 2019-2021 ha affrontato numerosi aspetti organizzativi.

Il rinnovo 2022-2024 si inserisce quindi in un percorso ancora aperto.

Il lungo negoziato del CCNL 2022-2024

Il percorso negoziale non è stato semplice.

Gli incontri presso l’ARAN hanno affrontato questioni economiche, ordinamentali e organizzative particolarmente delicate.

Le organizzazioni sindacali hanno posto l’accento su temi differenti:

  • incremento delle retribuzioni;
  • valorizzazione della funzione dirigenziale;
  • revisione delle relazioni sindacali;
  • semplificazione amministrativa;
  • riequilibrio con il resto della dirigenza pubblica.

Dopo il raggiungimento dell’intesa, il testo ha seguito il consueto iter istituzionale fino al via libera definitivo del Consiglio dei Ministri e alla sottoscrizione finale.

Le principali novità del contratto

Pur rinviando alla lettura integrale del testo contrattuale per gli aspetti tecnici, il rinnovo interviene su numerosi profili della disciplina del rapporto di lavoro.

Tra gli elementi di maggiore interesse figurano:

  • incremento del trattamento economico;
  • corresponsione degli arretrati;
  • aggiornamento di diversi istituti contrattuali;
  • ridefinizione di alcune materie oggetto di confronto sindacale;
  • adeguamento delle disposizioni alla normativa intervenuta negli ultimi anni.

Gli effetti economici saranno percepibili direttamente nei cedolini stipendiali secondo il calendario predisposto dall’Amministrazione.

Le posizioni delle organizzazioni sindacali

Uno degli aspetti più interessanti di questo rinnovo riguarda il diverso modo con cui le organizzazioni sindacali hanno accolto la firma del contratto.

L’ANP

L’Associazione Nazionale Presidi ha espresso soddisfazione per la conclusione dell’iter contrattuale, sottolineando tuttavia che resta aperta la questione fondamentale dell’equiparazione retributiva con gli altri dirigenti pubblici.

Secondo il presidente Antonello Giannelli, la firma rappresenta un passo importante, ma non elimina la storica disparità economica che continua a penalizzare la dirigenza scolastica rispetto alle altre amministrazioni dello Stato.

La FLC CGIL

La FLC CGIL ha seguito con attenzione l’intero percorso negoziale, evidenziando i contenuti del contratto e le ricadute sul personale dirigente dell’Area Istruzione e Ricerca.

UIL Scuola

La UIL Scuola ha ricostruito le diverse fasi della trattativa presso l’ARAN e ha successivamente salutato positivamente la sottoscrizione definitiva del contratto, sottolineando il lavoro svolto durante il confronto negoziale.

La posizione del Ministero

Il Ministro Giuseppe Valditara ha definito la firma del contratto come la conferma della volontà del Governo di tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori della scuola.

Contestualmente ha annunciato l’intenzione di avviare rapidamente anche il rinnovo relativo al triennio 2025-2027, evitando i ritardi che hanno caratterizzato molte stagioni contrattuali del passato.

La questione della valutazione dei dirigenti

Parallelamente al rinnovo contrattuale resta aperto il tema della valutazione dei dirigenti scolastici.

L’ANP ha recentemente dedicato un approfondimento specifico al passaggio dalla conclusione del ciclo valutativo 2024/2025 all’avvio del nuovo sistema previsto per il 2026/2027, evidenziando come il tema della valutazione sia destinato a intrecciarsi sempre più con la valorizzazione professionale e con la retribuzione di risultato.

Le questioni ancora aperte

Se il contratto rappresenta un risultato importante, non esaurisce le rivendicazioni della categoria.

Tra i temi destinati a tornare al centro del dibattito figurano:

  • piena perequazione con gli altri dirigenti pubblici;
  • valorizzazione del Fondo Unico Nazionale (FUN);
  • revisione del sistema di valutazione;
  • riduzione del numero delle reggenze;
  • rafforzamento degli organici amministrativi;
  • semplificazione degli adempimenti burocratici;
  • tutela della responsabilità dirigenziale.

Sono questioni che incidono quotidianamente sull’attività dei dirigenti scolastici e che non possono essere risolte esclusivamente attraverso un rinnovo economico.

Lo sguardo al contratto 2025-2027

L’annuncio dell’avvio del prossimo ciclo contrattuale apre una nuova fase.

Le aspettative della categoria sono elevate.

La crescente complessità della funzione dirigenziale, l’ampliamento delle responsabilità e il confronto con il resto della dirigenza pubblica rendono ormai inevitabile una riflessione complessiva sul ruolo del dirigente scolastico nella scuola dell’autonomia.

Le considerazioni di «Governare la Scuola»

La sottoscrizione del CCNL 2022-2024 rappresenta certamente una buona notizia per la dirigenza scolastica. Dopo anni di trattative, il rinnovo restituisce stabilità al quadro contrattuale e offre un primo riconoscimento economico a una categoria che negli ultimi decenni ha visto crescere in modo esponenziale le proprie responsabilità.

Sarebbe però riduttivo considerare questo contratto come il punto conclusivo del percorso. La firma del CCNL chiude una stagione negoziale, ma non risolve alcune questioni strutturali che accompagnano la dirigenza scolastica fin dalla nascita dell’autonomia: la piena perequazione con gli altri dirigenti dello Stato, la valorizzazione della funzione, il peso delle reggenze, la semplificazione amministrativa e un sistema di valutazione capace di coniugare responsabilità, trasparenza e riconoscimento del merito.

Il prossimo rinnovo 2025-2027 sarà dunque chiamato non solo ad aggiornare il trattamento economico, ma anche a delineare una visione della dirigenza scolastica coerente con le profonde trasformazioni della scuola italiana. Per questo motivo il contratto appena sottoscritto deve essere considerato un passaggio importante, ma non ancora definitivo, nel processo di consolidamento della professione dirigenziale.